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Convegno "LE VARIETÀ E I VINI RESISTENTI DEL FVG" - LINK per diretta online

Varietà resistenti in viticoltura 

Se ne parla il 28 marzo nel convegno a Gradisca d’Isonzo

organizzato dall’Isis Brignoli con PIWI con il patrocinio

del Comune di Gradisca d'Isonzo

Per seguire l'evento online:

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16 marzo 2022 - LINK per l'articolo di Claudio Fabbro su "IL FRIULI"

La maggior parte delle varietà di vite coltivate è colpita da ampelopatie causate da funghi, virus, fitoplasmi e insetti verso i quali le piante non dispongono di resistenze intrinseche. La protezione da questi patogeni richiede pertanto un pesante ricorso a pesticidi, soprattutto nelle aree temperate, con piovosità ed umidità elevate. Nonostante la lotta fitosanitaria oggi sia condotta con principi attivi sicuramente più rispettosi dell’ambiente, la viticoltura resta l’attività agricola maggiormente impattante. In tale contesto la diminuzione dell’utilizzo di anticrittogamici e la salvaguardia delle risorse ambientali sono considerate delle priorità. 

Una delle più importanti soluzioni a questi problemi è l’utilizzo delle varietà resistenti (“Piwi” acronimo dal tedesco Pilzwiderstandfähig che letteralmente significa viti resistenti ai funghi) ottenute da incroci naturali tra Vitis Vinifera europea e una selezione di Vitis selvatiche di origine americana e asiatica, donatrici della resistenza alle malattie fungine. 

Fin dalla metà del secolo XIX, con l’arrivo prima della filossera e poi di altre malattie, gli incroci si sono resi necessari per evitare l’estinzione della viticoltura e per perseverarne la coltivazione. Già dal 1890 ci furono i primi incroci tra vite selvatica americana (Vitis labrusca) e Vitis vinifera europea, tuttavia con risultati qualitativi modesti (uva Isabella o Fragola) e con un successivo rallentamento della ricerca. 

Tutto cambiò a partire dagli anni Cinquanta, con un nuovo forte interesse di ricerca dovuto alla pressante necessità di coesistenza ambientale della vite con fattori inquinanti e scarsità idrica, e con nuovi incroci che furono realizzati tra Vitis vinifera europea e Vitis di origine asiatica presso vari istituti di ricerca soprattutto del centro ed est Europa (come ad esempio l’Istituto di Friburgo e Geiweilerhof in Germania, l’Università di Novi Sad in Serbia, l’Università Brno in Rep. Ceca, l’Istituto Eger in Ungheria). Incroci multipli e successivi per impollinazione, mixando varietà e preservando i geni della resistenza ai patogeni associandoli alla validità della vinificazione. Oggi le uve e i vini ottenuti da varietà resistenti sono perfettamente corrispondenti alle uve tradizionali da vino e iscritti ai cataloghi vitivinicoli nazionali. 

“Particolarmente sensibile al problema – ci conferma Marco Fragiacomo, dirigente scolastico dell’Istituto agrario Brignoli di Gradisca - è la scuola gradiscana e uno staff motivato alquanto per proporre, grazie a una seria preparazione degli allievi, dei prodotti destinati a un consumatore sempre più attento alla sostenibilità ambientale, alimentare e dintorni”. 

Non a caso sin dal 2016 il Brignoli ha iniziato a sperimentare in località Preval, cioè fra Mossa, il Collio e la Brda, la coltivazione di viti resistenti in un vigneto biologico in cui ritroviamo protagonista il vitigno autoctono Tocai friulano, declinato in nuovi incroci che porteranno sulle tavole vini al netto di chimica invasiva, sia a valere per i trattamenti antiparassitari (Oidio e Peronospora in primis) che diserbanti vari. Leggeremo allora in etichetta nomi varietali quali Soreli e Fleurtai, rigidamente Piwi. Per saperne di più –prosegue Fragiacomo - allievi, tecnici e viticoltori potranno ritrovarsi al Teatro Comunale di Gradisca d’Isonzo il 28 marzo dalle 15 alle 18 per ascoltare da ricercatori di chiara fama, quali Stefano Gri e Alexander Morandel (Piwi Fvg e International), Gabriele Di Gaspero (Institute of Applied Genomics ), Luca Grizzo (Progetto Natura), Flavio Montanino (Brignoli), Emanuele Serafin (enologo) e Luca De Palma (winemaker) tutte le novità che animano questo affascinante nuovo mondo della vitivinicoltura. Dopo il convegno, cui collaborano il Comune di Gradisca d’Isonzo e la Bcc Staranzano-Villesse, moderato da Giovanni Cattaruzzi, i partecipanti potranno anche degustare i vari vini Piwi guidati dagli assaggiatori dell’Onav di Gorizia e dell’Associazione Narratori del Gusto. Come è noto l’Istituto Brignoli è anche impegnato da anni nella valorizzazione della Rosa dell’Isonzo, prezioso radicchio che non può mai mancare nel menù invernale dei ristoranti impegnati nella valorizzazione dei prodotti dell’Isontino. 

Autore: Dott. Claudio Fabbro

Allegati
LOCANDINA CONVEGNO VITI-VINI PIWI_1.pdf
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